Estratto dal libro “Costellazioni Multidimensionali” #5

La malattia

Quello che si è osservato è che ogni malattia è sempre preceduta da un trauma e le correlazioni sono sempre state fatte in funzione dell’ipotesi che la malattia nascesse da qualche disagio, da qualche disfunzione che sono ad un livello energetico superiore e precedente.

Il trauma precedente alla malattia, la innesca, la attiva e la rende possibile. Quindi nel lavoro di anamnesi è molto importante focalizzare l’attenzione sul trauma, su quando e come è avvenuto e sul segnale e sul significato che questo trauma poteva avere per il paziente e per l’intero sistema di riferimento del paziente, ovvero il contesto familiare lavorativo amicale ed ambientale in cui vive.

È importante focalizzare quanto questo trauma divenga un messaggio e un’informazione importante per il paziente, per il sistema familiare, per il contesto e per la successiva malattia.

Secondo la concezione omeopatica: c’è un terreno di fondo e su esso poggia un contesto, che è l’ambiente di riferimento. Ebbene immaginiamo che il paziente sia parte del terreno. L’importanza del campo è paragonabile all’ambiente, è simile ad un contesto allargato e l’individuo è una parte di questo contesto, soltanto che è di dimensioni infinite ed è onnipresente ed onnipervadente.

Questa concezione consente di focalizzare come i sintomi si manifestano attraverso il campo. Questi sono segnali anche per tutti gli altri sottosistemi, sistema familiare di riferimento, sistema amicale, lavorativo ed anche per l’ambiente più allargato.

Quindi il sintomo non appartiene soltanto al paziente, ma all’intero sistema, ed è il prodotto dell’intero sistema e non del singolo. L’individuo che lo incarna è la persona più forte del sistema che in base ad un irretimento tende ad assumere su di sé il peso della conflittualità del sistema.

Per questo focalizzare l’attenzione sul trauma consente di uscire dall’ottica causa-effetto, un’ottica di tipo lineare in cui si cerca la causa del raffreddore nei batteri per esempio, poichè si cerca e si focalizza la nostra attenzione sul “quanto è avvenuto” come trauma nella vita e nell’esistenza del paziente stesso.

Questo trauma è da una parte un evento inatteso, improvviso, che porta a una condizione di sofferenza, di dolore, ma dall’altra è anche il segnale che nel sistema qualcosa sta cambiando, che nel sistema e nell’individuo si stanno creando le condizioni per una modificazione, per un cambiamento, per una crescita di livello. Una crescita di tipo evolutivo.

Quindi ogni trauma, ogni malattia, ogni incidente, ogni grande dolore è una possibile apertura ad una dimensione di evoluzione superiore ed ulteriore. Questo non significa si debba andare verso i traumi in un modo gioioso o addirittura procurarseli per stimolare l’evoluzione e il cambiamento, ma è importante considerare che l’individuo possa sperimentare un continuo processo di crescita evolutiva attraverso il trauma. Pensiamo dunque all’esistenza come ad un insieme di possibilità, prove e situazioni che ci consentono di acquisire nuove abilità, nuove competenze e nuove modalità di rispondere alle situazioni.

Considerato ciò, possiamo intendere le malattie come dei messaggeri spirituali, delle opportunità che ci consentono, attraverso la sofferenza ed il dolore, di andare oltre nella nostra esistenza. È proprio attraverso la comprensione della sofferenza e del dolore che ci è dato muovere noi stessi verso altri livelli esistenziali.

Quindi il trauma è il segnale dell’inizio del processo che innesca la malattia, ha il ruolo di prepararci ad affrontare il cambiamento. Quando possiamo valutare da una dimensione più alta l’intero processo, la malattia, la prevenzione, la cura e la guarigione, siamo consapevoli che non è altro che un percorso di comprensione, riconoscimento, accettazione e allineamento ad una volontà più estesa.

Questa concezione pone il trauma come momento ed opzione per continuare la crescita. Il trauma quindi precede la malattia e la malattia produce dolore e sofferenza, ma tutto ciò è parte di un progetto di comprensione più ampia.

Quando il “paziente” riesce a comprendere il senso di tutto questo esce dalla mente individuale, dal pensiero logico, dalla Coscienza Individuale e si predispone ad un nuovo livello di percezione.

Quando questo avviene la Coscienza Individuale sembra quasi interfacciarsi con la Coscienza Multidimensionale e con la Coscienza Universale. Allora, per molti tipi di malattia che si muovono a livello di medicina psicosomatica, c’è l’immediata risoluzione del sintomo, la risoluzione del conflitto e la guarigione riorganizzativa.

Quindi la sofferenza consente di giungere a nuovi livelli di funzionamento biologico, emotivo, esperienziale e spirituale. Questi permettono al paziente di vedere la sua realtà da un’altra dimensione.

La malattia si estende, si rafforza e si esprime, quando si determinano delle situazioni in cui la persona non si sente in grado di riconoscere quanto la vita gli sta mettendo in evidenza, esse tendono a posticiparla o ad evitarla addirittura. Un classico esempio di non voler vedere quanto accade, di non assumersi la responsabilità della propria condizione. Questo innesca un trasferimento di situazioni e condizioni di vita insostenibili sull’individuo ed, all’interno del sistema, sugli altri partecipanti e componenti. Possiamo fare a questo proposito un esempio:

 

La storia di Clara

Clara è una ragazza con un’ottima istruzione, un fidanzato, un buon lavoro; due fratelli, la mamma, il papà ed anche la nonna materna e la nonna paterna viventi. Si rivolge ad un lavoro con le costellazioni perché vuole vedere come funziona e come si evolve la sua relazione con la madre. La giovane ha sempre svolto una funzione di “parental child” nei confronti della propria madre.

La situazione viene osservata attraverso una costellazione individuale utilizzando i pupazzetti Playmobil.

Quello che emerge è che Clara sceglie per la mamma il pupazzetto di una bambina piccola e per sé stessa quello di una donna adulta. Il pupazzetto della mamma è seduto in terra e tende le mani verso di lei. Allo stesso tempo Clara tende le mani verso qualcosa che è dietro di lei. Clara guarda la mamma “bambina”, ma guarda anche dritto davanti a sé, là dove lei stessa colloca la nonna materna. Quindi Clara guarda realmente sua nonna mentre sua madre volta le spalle alla propria madre e richiede attenzione alla propria figlia.

In questa costellazione è evidente come chi non ha preso la propria madre e nella fattispecie la mamma di Clara, si rivolge ai propri figli ed in particolar modo alla propria figlia femmina per prendere il vissuto del femminile. Ciò che emerge evidentemente è che, in questa costellazione, nessuno dei componenti sta al suo posto.

La figlia non prende dalla madre ma ne è assorbita e sopraffatta dalle sue richieste che non riesce a non soddisfare. La madre di Clara non prendendo dalla propria madre, non interiorizzando il femminile dalla giusta persona di riferimento, continua per tutta la sua vita a manifestare il bisogno di prendere e di avere una madre. Questa figura di riferimento diviene Clara che si “sacrifica” per dare una madre ed una relazione con una madre alla propria madre. Il bisogno della madre di Clara è quello di avere comunque una relazione con la madre e con il femminile. Tuttavia non prende dalla propria madre, che ha rifiutato, ma guarda in maniera supplichevole con le braccia alzate verso la figlia.

In alcuni casi certe persone parlano come di una sorta di “vampirismo esistenziale” o “vampirismo animico”. La madre di Clara si nutre dell’energia e delle risorse della propria figlia. A sua volta la nonna sente che la figlia non ha preso da lei e cerca di trovare il referente per sé stessa, come madre, proprio nella nipote.

Durante la sessione Clara afferma: “Per me la mamma giusta sarebbe la nonna”. Quindi anche lei in questo modo mantenendo una fedeltà al compito ed al funzionamento del sistema rifiuta la propria madre, non la prende e si rivolge verso la propria nonna. In questa costellazione noi osserviamo che nessuna delle tre donne prende la propria madre e bisogna rivolgersi ad una generazione precedente, alla quarta, ovvero alla bisnonna di Clara, per rintracciare qualcosa che è accaduto.

Nel lavoro con i pupazzetti cominciamo a ripristinare dal basso, ovvero proprio da Clara il riprendere e ricollocare al giusto posto la propria madre e se stessa. In questo aspetto della costellazione facciamo dire a Clara, guardando il pupazzetto che rappresenta la madre “mamma, per me come mamma vai bene, ti porto nel mio cuore ed accetto il tuo destino così com’è, ma lo lascio a te, non lo porto al tuo posto e non interferisco”.

Poi le suggeriamo di dire “cara mamma, per me vai bene e ti ringrazio e prendo da te tutto quello che una mamma può dare e che tu mi hai dato”.

Emotivamente partecipe nel processo, Clara comincia a piangere con molta intensità dicendo “Questo non sarà mai possibile per me, non sarà una condizione che si potrà mai verificare perché mia madre ha assolutamente bisogno di me e io non mi posso sottrarre”.

Allora viene chiesto alla giovane di osservare i pupazzetti e di nuovo dire “Cara mamma, grazie, cara mamma acconsento a te, e cara mamma ho bisogno di te”.

Successivamente la giovane tende a tranquillizzarsi e le viene chiesto di dire, sempre con lo sguardo rivolto al pupazzetto che rappresenta la mamma che ora è stato messo in piedi e sostituito con un pupazzetto sempre di sesso femminile ma adulto, “Cara mamma, tu hai la nonna, questa è la tua giusta mamma, e per te va bene”.

Ora il pupazzetto di Clara si trova di fronte alla mamma e leggermente spostato, poco dietro, c’è quello della nonna ed allo stesso tempo le si fa dire “ Cara nonna, io sono tua nipote, la mamma è la tua bambina e tua figlia”. Queste frasi hanno un effetto molto profondo nella psiche del “paziente”.

Questo tipo di linguaggio è l’unica chiave di accesso al nostro inconscio e quello che noi pronunciamo con le parole, col nostro proprio suono entra nelle profondità dell’inconscio e non viene assolutamente filtrato da nessun meccanismo di difesa della mente cosciente. Questo spiega perché le professioni di fede ideologica, politica e a volte religiose richiedono alle persone la pronuncia di giuramenti e la ripetizione di frasi, anche di canti di guerra, di battaglia o religiosi ripetutamente proprio perché nell’inconscio della persona il suono che si propaga nella scatola cranica il contenuto viene recepito ed inciso profondamente nella memoria profonda e nell’inconscio.

Dopo questo lavoro Clara è tornata a casa e lei si è resa conto che non poteva avere una madre fintanto che continuava a dare, poiché così non permetteva a sua madre di avere e di riconoscere la propria madre, con la quale lei creava un’alleanza ed una coalizione insane per l’intero sistema.

Quello che accade nel riconoscimento di questo schema, di questa dinamica fra le donne e che riguarda sì questa famiglia, ma può essere considerato un utile modello teorico esperienziale di riferimento anche per molte altre, è che tutte le donne hanno bisogno di prendere la loro madre per evolvere. Quando questo non avviene è necessario salire oltre ed arrivare a rivolgersi alle generazioni precedenti per risolvere l’irretimento, facendo dire ad ognuna delle figlie: “Cara mamma ti prendo nel mio cuore ed acconsento a te”.

Ripristinando questo movimento interrotto, accade che alla fine della seduta anche se la paziente ha pianto, si è disperata, ha urlato oppure semplicemente è si è raccolta profondamente in se stessa, nel proprio dolore e nella propria sofferenza, il suo viso, i suoi occhi e la sua espressione sono luminose.

Come se una contrazione di dolore rimasto nella memoria di ogni cellula del suo corpo si fosse sciolta una volta che questo dolore era stato visto, rappresentato, riconosciuto, ed infine lasciato andare.

 

Il riconoscere per accettare e per lasciare andare è un passo fondamentale delle costellazioni. Nelle costellazioni multidimensionali possiamo ulteriormente vedere come questo processo avviene e si manifesta attraverso il lavoro di un singolo individuo. Una persona può influenzare e modificare l’intero sistema generazionale sia nella dimensione del passato che nella dimensione del futuro. Questo dimostra come un membro del sistema può veramente sciogliere e modificare legami, traumi, malattie che appartengono e sono appartenute ad altri componenti del sistema familiare. Questi forse non hanno avuto nemmeno la possibilità di mettere tutto nell’ordine originario. L’ordine dell’amore.

Persone di cui nessuno riconosceva e valutava l’esistenza, sono ora libere di avere il loro destino tramite il lavoro di un membro della famiglia che, riconoscendo quanto accaduto pacifica l’intero sistema.

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