Estratto dal libro “Ogni istante è Importante” #1

Il metodo di Bert Hellinger

Le rappresentazioni familiari sono principalmente delle opportunità per i partecipanti, i rappresentanti, i terapeuti di entrare in contatto in maniera più profonda con se stessi ed allo stesso tempo di effettuare un’intensa esperienza nella dimensione più profonda della realtà nella realtà.

Questa esperienza offre la possibilità di sperimentare un confronto con se stessi, con gli altri, con il gruppo, con le relazioni, i pregiudizi, le credenze, le suggestioni, le convinzioni e le configurazioni interne ed esterne che percepiamo ed attuiamo nei confronti della vita.

Nelle Costellazioni è possibile osservare la realtà a diversi livelli di complessità, imparare a riconoscere l’origine, il perpetuarsi ed il manifestarsi della complessità e della conflittualità degli eventi e dei comportamenti. L’intero processo avviene senza discriminazione e giudizio di quanto accade e di quanto osserviamo. Nel sistema percepiamo fin dall’inizio come ogni individuo, sia esso partecipante,

rappresentante, terapeuta si “presenti” al gruppo.

Questo è quanto accade nella comunicazione all’inizio in ogni gruppo. Ad un’analisi superficiale tutto potrebbe apparire molto formale, scontato, privo di spessore. L’individuo interagisce

con il gruppo. Il gruppo interagisce con i singoli partecipanti.

Ma già in questa prima fase la rappresentazione lascia emergere moltissime informazioni e segnali utili per tutti.

L’individuo accetta, più o meno timidamente, di mettersi in scena in funzione di quello che è oppure semplicemente crede di essere. Si presenta per come crede di conoscere se stesso o per quello che vuol fare credere. Nella presentazione propone la configurazione della sua vita, delle sue personali sofferenze, disagi, conflitti.

Nel modo che ritiene più opportuno e funzionale alla sua immagine l’individuo presenta se stesso, o meglio potremmo affermare che presenta agli altri la configurazione che riconosce come più accettabile e convincente di se stesso.

La presentazione generalmente non coincide con l’espressione pubblica della propria vera e reale identità.

Trascorso il tempo che il gruppo gli accorda, il partecipante ascolta le presentazioni degli altri, le configurazioni degli altri e lentamente comincia a riconoscere che nel gruppo esistono persone con situazioni, vicende e vissuti simili ai suoi. Nel corso degli incontri questa percezione consente lentamente all’individuo di rilassarsi, di non sentirsi giudicato, osservato. In definitiva consente alla persona di avere fiducia, le permette di trovare una propria collocazione e prospetta la possibilità di cominciare a definirsi a livelli più profondi. Questo processo consente ad ogni partecipante di accedere ad un’area più profonda e di fiducia che possiamo definire “la dimensione protetta dell’essere”.

Il partecipante lentamente comincia ad accettare se stesso, ma soprattutto permette ad alcune aree della sua personalità di riconoscersi attraverso i discorsi, le affermazioni e le relazioni con gli altri.

Il tutto avviene in una sorta di esplorazione del “campo condiviso” che risulta simile ad un positivo e parziale meccanismo di identificazione proiettiva che lo introduce nella realtà più estesa. L’essere umano comincia ad “esplorare la realtà” del gruppo e questo implica l’intenzione di mettersi

in relazione e successivamente la possibilità di “mettersi in scena”.

Nelle sessioni ogni individuo porta se stesso, la sua storia personale remota, passata, ma anche complessità, tensioni e conflitti del presente e del momento attuale. Sovente il soggetto, in qualche modo, tende a celare a se stesso con meccanismi diversi le conflittualità, i desideri, le tensioni. Questo solitamente accade fino a quando non si sente sicuro di potersi esprimere e di essere accettato e riconosciuto dall’intero sistema, per quello che è e per come si presenta. Quando avviene il processo di reciproco riconoscimento e si consolida, gli individui entrano nella relazione del gruppo, nell’esperienza, nella realtà e si aprono ad una condizione più rilassata e confortevole per intraprendere il lavoro insieme al resto dei presenti.

In questo senso il partecipante può cominciare a percepire e sperimentare “il campo condiviso” determinato dalla presenza delle persone, dalle interazioni, dalle relazioni e dai livelli energetici che si determinano.

La fase successiva potremmo definirla “aprire lo spazio Sacro”, ovvero “aprire se stessi all’ esperienza” senza con questa affermazione riferirsi a nulla di magico, mistico, spirituale. L’esperienza della realtà viene considerata come strumento di osservazione. Una dimensione di comprensione e di percezione della realtà che si fonda sulla scelta del sentire profondo.

È necessario aprire il proprio cuore alla percezione e ad una diversa comprensione della realtà che scaturisce dal sentire dell’anima. Questo consente di riconoscere semplicemente quello che si manifesta nella realtà.

Alcune brevi note esplicative di altro genere consentono di stabilire che non esistono rigide regole per costituire i gruppi. Gli individui generalmente partecipano da soli, in piccoli gruppi di amici e familiari.

Nelle rappresentazioni non è necessario avere presenti o rappresentati tutti i membri di una famiglia. La comprensione a volte non passa per la presenza o per come le persone sono rappresentate. In un certo senso a volte la presenza di membri del sistema familiare nel gruppo della costellazione potrebbe contribuire ad inibire la rappresentazione. La richiesta della presenza di tutti i membri significativi del sistema familiare viene usata più frequentemente nelle terapie familiari di tipo trigenerazionale o nelle famiglie estese, dove all’interno del sistema familiare allargato è possibile effettuare interventi a livello di sottosistemi e di individui.

Tuttavia, una moderata presenza di alcuni membri di un sistema familiare bilancia ed incrementa la consapevolezza dell’intero gruppo.

Naturalmente se la presenza, il comportamento ed il numero dei membri di una famiglia estesa cominciano ad avere un peso numerico significativo all’interno della costellazione,

si può immaginare che dalle Costellazioni Familiari si stia transitando alle Costellazioni che riguardano quella specifica famiglia.

 

Un metodo di osservazione sistemica e trigenerazionale

È necessario riferirsi ad alcune premesse teoriche per rintracciare le fondamenta del metodo di Bert Hellinger. Il primo passo fondamentale è l’osservazione secondo un’ottica sistemica e relazionale.

Ovvero, decidere di osservare e sperimentare nel “qui ed ora” e percepire in maniera sottile la partecipazione all’intera esperienza del “campo terapeutico condiviso”. Nell’ambito di questo aspetto sistemico dell’intervento, la concezione degli psicoterapeuti familiari, Maurizio Andolfi, Silvia Soccorsi, Framo, Boszormeny-Nagy, Carl Whitaker, Slusky e Salvador Minuchin amplifica e completa in parte il quadro.

Ogni essere vivente è un sistema energetico, biologico, fisico,

vivente che interagisce con altri sistemi, in maniera più o meno complessa in funzione della collocazione nella scala evolutiva più generale e del suo livello personale di evoluzione e consapevolezza.

Ogni individuo manifesta un livello di coscienza individuale.

In questo senso appartiene ed interagisce con altri sistemi, anche se a volte può non avere coscienza di questo e non aver sviluppato un desiderio cosciente di appartenenza a questo o a quel sistema.

Ogni persona influenza e viene influenzata dall’insieme delle interazioni e dalle informazioni consapevoli ed inconsapevoli

che appartengono al sistema ed al sistema ambientale più allargato.

Ognuno appartiene contemporaneamente a molti sistemi

e campi energetici nei quali sperimenta diversi livelli di coscienza in funzione degli assunti di base, dei campi, delle regole interne e degli ordini di funzionamento di ciascun sistema.

Ogni sistema familiare possiede un ordine, una struttura, un funzionamento proprio che viene stabilito dall’interazione delle due tendenze fondamentali presenti all’interno del sistema e dal funzionamento dei suoi partecipanti.

Le due fondamentali tendenze presenti in ogni sistema sono quella al cambiamento e quella all’omeostasi.

La tendenza al cambiamento, modificazione, adeguamento, adattamento e crescita spinge il sistema alla modificazione della struttura ed al rispetto delle esigenze dell’ambiente esterno e dell’ambiente interno.

La tendenza al mantenimento dell’omeostasi tende a salvaguardare la struttura, il modello e la modalità di funzionamento originario, conservare la memoria e garantire il riconoscimento ed il senso di appartenenza al sistema dei singoli membri.

Ogni sistema familiare risponde a delle “invisibili lealtà” interne ed esterne. Le lealtà invisibili condizionano l’evoluzione del sistema, controllano e spesso mantengono inalterata la loro struttura, orientano e guidano per linee generali il comportamento dei sottosistemi individuali.

Ogni sistema familiare ha una propria storia ed esperienza nell’esistenza; per questo è il prodotto di meccanismi di evoluzione e di trasmissione delle informazioni che provengono dalle famiglie estese, dalle famiglie originarie e dall’influenza di generazioni e generazioni precedenti.

Osservare un sistema è percepire e sentire in modo analitico-

globale il senso ed il flusso dell’esperienza che si osserva e sperimenta in quel campo relazionale energetico.

Nell’evolvere di questo progetto verso una percezione a 360° è interessante osservare come l’esperienza del sentire analitico- globale racchiuda in sé una percezione che se da un lato privilegia il funzionamento di entrambi gli emisferi cerebrali, dall’altro necessita del riconoscimento della storia esistenziale non solo del paziente ma delle generazioni precedenti.

È fuori da ogni dubbio che la modalità di osservazione che privilegiava l’osservazione delle cause, degli effetti e della colpa nella motivazione dei comportamenti viene a decadere.

La complessità dell’esistenza umana, dell’animo umano, dell’evolvere della realtà, è a volte incomprensibile se scegliamo di utilizzare una percezione che si muova unicamente ricercando risposte tra cause ed effetti. Invece l’osservazione di tipo sistemico e la partecipazione diretta all’esperienza terapeutica lasciano scaturire un sentire più complesso, che si colloca al di là degli eventi osservati, del detto e del non detto, ed anche oltre alle dinamiche transferali tra terapeuta e paziente.

Come si prepara una sessione delle Costellazioni

La dimensione e l’organizzazione dello spazio è fondamentale nelle Costellazioni. I partecipanti traggono molto vantaggio dalla possibilità di potersi osservare, guardare e studiare l’uno con l’altro ed il campo energetico se ne giova. Stabilire e poter mantenere aperto il contatto visivo incrementa la percezione di energia dei singoli partecipanti e dell’intero gruppo.

Quindi sarebbe opportuno disporre le sedie in modo circolare o ellittico, lasciando vuoto uno spazio centrale. Alcuni, quando i partecipanti sono numerosi, mettono al centro una pedana.

Qualora lo spazio a disposizione non bastasse, si possono utilizzare due ellissi concentriche lasciando uno spazio libero tra i partecipanti interni in modo che quelli esterni non si sentano esclusi, partecipino ed osservino in ogni istante e senza ostacoli la rappresentazione.

In alternativa, i sistemi di videoconferenze con impianti collegati in aule diverse, dove è presente un costellatore, consentono ai partecipanti di sperimentare in una dimensione più simile alla formazione che alla partecipazione diretta dell’esperienza.

In questo senso il lavoro si svolge per gruppi di lavoro.

Un altro aspetto significativo dell’organizzazione dello spazio è la possibilità di spostarsi dei partecipanti da una sedia all’altra per favorire il punto di osservazione del diretto interessato alla rappresentazione e del costellatore. Questo vuol dire che quando nella messa in scena i rappresentanti cominciano a seguire i movimenti che “sentono”, si spostano e cambiano posizione all’interno del cerchio. Quindi, possono dare le spalle o non essere visibili nelle espressioni del viso, nella manifestazione delle emozioni, rabbia, paura, amore, gioia ad alcuni partecipanti del gruppo. Il costellatore e la persona che ha messo in scena hanno una priorità nel potersi sedere nella posizione migliore di osservazione; un tacito accordo che viene rispettato a seconda delle situazioni.

Molte volte accade che la rappresentazione avvenga proprio di fronte ad una persona che “sente particolarmente” quella sequenza: piangerà, si dispererà, si aggirerà nervosamente, oppure riderà in maniera incongrua, allora sarà opportuno non chiederle di cedere il posto. Perché, in quel momento, il suo posto è quello. La rappresentazione diviene l’aspetto più interessante ed importante per quella persona e per l’intero gruppo.

Il terapeuta non si fermerà e proseguirà la costellazione messa in scena, ma, registrata l’esperienza, al termine della costellazione potrà chiedere a quel partecipante se è interessato a parlare oppure a lavorare su ciò che ha provato nel gruppo.

In questi casi misteriosamente sembra che la costellazione messa in scena successivamente dalla persona toccata dalla rappresentazione precedente ne sia la prosecuzione oppure abbia delle incredibili attinenze con la precedente.

Misteri del campo? Non credo. Semplicemente è utile ricordare

che il campo si colloca ad un livello di Coscienza Collettiva e si muove lungo un continuum spazio temporale proprio, che risulta imperscrutabile ed incomprensibile alla nostra percezione personale.

Per capire meglio possiamo immaginare il diverso modo di percepire e registrare un evento. Ad esempio un uragano nel suo cammino travolge e colpisce improvvisamente un formicaio.

Per il livello di evoluzione e coscienza delle formiche questo evento è inevitabile e di proporzioni inaudite mentre per un essere umano, con un livello di evoluzione e comprensione tecnologica degli eventi atmosferici, questo è uno dei tanti fenomeni connessi alla meteorologia del pianeta. Un evento che può essere previsto, riconosciuto ed evitato e dal quale in una certa misura ci si può anche proteggere se si decide comunque di affrontarlo. Il livello di evoluzione e di coscienza permette di comprendere e collocare al giusto posto l’esperienza della realtà ed attuare comportamenti adeguati.

Naturalmente, come accade alla formica davanti all’uragano, non è detto che per i rappresentanti del gruppo sia sempre possibile comprendere, collocare, contestualizzare perfettamente un fenomeno, una sequenza di eventi.

Nel lavoro di gruppo possiamo raccogliere le informazioni e decidere di rintracciare ed osservare queste modalità di funzionamento, scoprire le connessioni, intuire e verificare le coincidenze. Certamente quest’attività di ricerca incrementa il modo di riconoscere e percepire le regole e gli ordini “misteriosi” che governano ed orientano le linee guida della realtà.

Ritornando alla rappresentazione spaziale ed ai partecipanti, a questi viene richiesto di presentarsi, si chiedono le motivazioni della partecipazione e la breve descrizione della situazione che si intende rappresentare.

Questa fase contribuisce a confrontare le prime impressioni

Reciproche con un esame obiettivo della realtà. Persone considerate in maniera negativa cominciano ad acquisire altra connotazione, cominciano ad essere “viste” realmente.

Il paziente è la persona che ha deciso di esporre nel gruppo una problematica, un conflitto, una parte della propria vita. Non necessariamente la situazione che viene rappresentata ha delle valenze di malattia o patologia. La scelta della messa in scena, a volte, ha delle curiose implicazioni che non hanno nulla a che vedere con la sofferenza e lo stare male. Il paziente richiede al gruppo di poter rappresentare un evento, una situazione emotiva, reale, una condizione economica che comunque rimane in un certo senso incomprensibile, non definita, non chiara. Il paziente desidera e richiede la partecipazione e l’aiuto del gruppo per comprendere e mettere in scena qualcosa della sua vita o più semplicemente qualcosa che gli è accaduto.

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