Estratto dal libro “Ogni istante è Importante” #3

Ordini e riconoscimento

Nelle famiglie esistono relazioni, dinamiche, ordini e invisibili lealtà proprie. Ogni gruppo familiare ha i suoi miti e le sue lealtà.

Ogni individuo ha una sua propria “missione” all’interno di tutto ciò.

Esistono “ordini” e “regole” interne che se si rispettano consentono di appartenere e crescere nella famiglia.

Se non accettiamo gli ordini che guidano e organizzano un gruppo familiare, non possiamo crescere, differenziarci, evolverci. Non abbiamo un posto e non siamo amati e riconosciuti.

Si può evolvere e crescere solo se siamo accettati, amati e individuati dal contesto di riferimento al quale decidiamo e sentiamo di appartenere.

Quando non riconosciamo noi stessi per primi difficilmente riusciamo a riconoscere il valore degli altri e quando non riconosciamo gli altri a nostra volta non siamo riconosciuti. Per appartenere ad un gruppo bisogna riconoscere questo gruppo, il valore di questo gruppo e le persone e i ruoli che lo compongono.

Senza questo atteggiamento noi non possiamo appartenere a nulla e continuiamo a mendicare ovunque un riconoscimento. Ma il primo riconoscimento è il nostro verso noi stessi e quello ancora più importante è il nostro verso i nostri genitori.

Quando riconosciamo i nostri genitori diamo un valore prima di tutto a noi stessi ed a loro stessi ed al mistero della vita.

Altrimenti se non riconosciamo, non siamo riconosciuti noi per primi, non possiamo crescere, individuarci, differenziarci ed andare oltre la strada ed il destino dei nostri genitori pronti a intraprendere la nostra strada.

Nelle considerazioni della mente a volte abbiamo l’idea che “amare totalmente è sufficiente e necessario”.

Questo amore incondizionato che sembra non avere limiti e confini, è un amore immaturo perché non riconosce il valore dell’altro. È la convinzione che ogni contrarietà, conflitto, diversità, incomprensione possa essere superato tacitato e risolto con l’amore.

Si tratta di una convinzione che scaturisce da un’ipotesi emotiva, ovvero se amiamo tutti con tutti noi stessi, tutto andrà bene. Tuttavia, se osserviamo attentamente questo atteggiamento, osserviamo che “rispettare l’ordine dell’amore” e il vero amore, rispetta, si orienta e si colloca secondo i diversi ordini.

L’amore che rispetta gli ordini dell’amore riesce, evolve, cresce e dà frutto.

Tutto questo avviene solo se riconosciamo noi per primi gli altri e rispettiamo questi ordini di base dell’amore. Rispettando gli ordini dell’amore, l’amore può crescere ed allo stesso tempo cresce la consapevolezza dell’individuo e del gruppo.

Quando non si rispettano questi ordini, quando non c’è riconoscimento del valore dell’altro, allora si fa posto alla sofferenza, alla malattia e alla solitudine.

L’esistenza diventa nevrotica come in una sorta di coazione a ripetere all’infinito sempre gli stessi schemi comportamentali. Vita dopo vita tutto sembra ripetersi, esistenza dopo esistenza e così si ripetono gli stessi destini.

 

Appartenenza

Un assioma importante è che ogni individuo per poter esistere, essere riconosciuto amato e sopravvivere all’esistenza stessa ha un bisogno più o meno forte, esplicito e cosciente di appartenere, di essere parte di un gruppo. A livelli diversi si appartiene comunque sempre a più gruppi: famiglia, lavoro, amicizie, religioni.

Ognuno ha bisogno di appartenere, sente il bisogno di appartenere, di essere visto e deve appartenere per poter essere. Allora gli viene concesso di fare parte di una famiglia, un gruppo, una squadra, una setta, una tifoseria, un partito politico, un’ideologia. In questo modo lui trova una collocazione, un’identità, una cornice di riferimento.

Appartiene e nello stesso tempo diviene un rappresentante perseguendo gli obiettivi, gli intendimenti e le missioni del gruppo. Allo stesso tempo anche il gruppo ha precise regole e livelli propri di organizzazione, funzionamento e designazione.

Quando il gruppo non riesce a rispettare tutto questo si deteriora e determina il suo comportamento disfunzionale. Un altro assioma è il seguente: il gruppo funziona bene ed i singoli partecipanti sono adeguati e vivono bene se tutte le persone che appartengono al gruppo e sono in una situazione di esclusione vengono incluse. Tutti hanno diritto di essere parte del gruppo, nessuno può essere e deve essere escluso. Nelle Costellazioni Familiari emerge frequentemente che uno o più membri della famiglia siano stati esclusi. Quando qualcuno viene escluso generalmente un altro membro attua un comportamento disfunzionale o patologico per mettere in luce quello che è successo precedentemente e la disfunzionalità del sistema.

I costellatori e i terapeuti familiari osservano che qualcuno che è stato escluso dal sistema o dal cliente una volta incluso viene riconosciuto e acquista valore. È come se il sistema volesse focalizzare l’attenzione di tutti attraverso il sintomo delle generazioni successive verso una persona allontanata, dimenticata, nascosta, spostata.

È frequente che le persone escluse siano quelle devianti, divergenti, emarginate ed auto-emarginanti. Individui che non condividono le credenze e le convinzioni del gruppo e che sono portatori di nuove istanze. Questi personaggi non accettano passivamente ideologie, credenze, fedi religiose e convinzioni e sono a loro volta al servizio del gruppo stesso per spostarlo ed indirizzarlo in una situazione maggiormente adattiva ed innovativa.

A volte si tratta di persone morte, disperse, dimenticate, nascoste, ovvero che il sistema non vuole vedere o di cui ha vergogna. Esclusi sono anche parenti e bambini morti, bambini nati e immediatamente morti, gravidanze interrotte, feti dal settimo mese in poi. Altre volte sono partner precedenti o membri familiari che sono stati esclusi e dei quali non si vuole o non si può parlare a causa dei loro comportamenti (omicidi, suicidi, abbandoni). A volte capita che un uomo commetta

Un suicidio ma i familiari per proteggere l’onore e la dignità della famiglia affermano che è stato un incidente, è caduto dalla scala o dal balcone, in questo modo si nasconde la realtà del gesto e il dolore e la sofferenza che c’è dietro. In qualche modo rendendolo superficiale e banalizzandolo.

Spesso le persone parlano nascondendo la verità o raccontando

delle storie parziali con omissioni e false verità escludono un partecipante dalla famiglia con il loro racconto non veritiero.

Viene escluso un membro della famiglia e non riconosciuto nel suo destino e questo avrà un effetto sistemico e costituirà un danno ed una tendenza per l’intero sistema, fino a quando qualcuno non riuscirà a portarlo alla luce.

Attraverso questo irretimento inconsciamente e inconsapevolmente attuerà i suoi stessi comportamenti devianti e divergenti e prenderà il suo posto.

A volte si escludono delle persone che non appartengono alla famiglia ma che comunque hanno una forte connessione, hanno lasciato un’eredità oppure a loro è stata sottratta un’eredità oppure la loro morte ha concesso che altri della famiglia potessero continuare a vivere. È evidente in questo senso come tutti noi siamo uno e siamo legati ed interconnessi. Ogni evento e ogni convinzione determina un legame che deve essere visto ed ha un effetto.

Bajhan – Una storia indiana

Anticamente esistevano due pastori e contadini con i territori confinanti. L’uno era dedito alla legge e ad una disciplina austera nello yoga e nelle preghiere. L’altro, Bajhan, seguiva con l’intuizione tutto quello che l’universo gli presentava e dai più era considerato un giusto ed un eletto. Le sue parole spesso avevano un effetto sulle persone e queste guarivano o le loro vite evolvevano incredibilmente. Una notte Bajhan non riusciva a dormire, lui era vegetariano, mangiava pochissimo e viveva nel raccoglimento e nella contemplazione della meditazione. Sentiva che non c’era più armonia tra lui e il suo vicino.

Si chiedeva cosa fosse potuto accadere. La mattina dopo non trovando risposta si recò da lui e gli chiese se c’era qualcosa che creava una difficoltà tra di loro, e il vicino disse: “tu sei l’eletto, dovresti saperlo” e lo congedò.

Bajhan meditò a lungo tutto quel giorno ed il giorno dopo e non riuscì a dormire perché non vedeva nella sua vita una cosa che lui avesse fatto contro il vicino ma sentiva “l’effetto”.

Il giorno dopo tornò e fece la stessa domanda ma fu congedato nello stesso modo.

Il terzo giorno lui non dormiva più e sentiva di non essere più in armonia con se stesso e con l’intero universo. Si alzò e vagò nei campi e vide qualcosa che non avrebbe mai voluto vedere: i suoi animali che avevano attraversato il confine e si cibavano nel pascolo del vicino.

Allora tornò in casa, prese tutto il latte che aveva ed offrì al vicino anche alcuni animali in segno di ricomposizione di qualcosa che anche se lui stesso non aveva commesso, ma gli animali che erano sotto la sua tutela avevano determinato. A volte noi raccogliamo effetti che non abbiamo seminato e che spesso non riusciamo a riconoscere da dove provengono.

Ordine originario

L’ordine originario è seguire l’ordine di nascita e di crescita dei genitori, dei familiari e dei figli. Quindi prima vengono i bisnonni, poi i nonni, poi i genitori e poi nell’ordine di nascita i figli. Quando ognuno sta al suo posto e rispetta il posto degli altri ed il suo allora c’e un accordo ed un’armonia del gruppo e dell’intero sistema.

I bambini sono in equilibrio se hanno un loro spazio e vengono

considerati come tali. Quando vengono “triangolati” e manipolati dal sistema familiare o dai genitori per qualsiasi motivo, cominciano subito a manifestare sintomi, segnali di comportamenti sintomatici. Per un bisogno d’identità e di appartenenza i figli amano totalmente i genitori e si sacrificano per loro. Questo fare qualcosa per altri non rispetta l’ordine originario e scatena tipi di risposte sintomatiche e non armoniche.

Il sintomo del paziente ha una funzione di “assumere” su di sé le conflittualità presenti nel sistema evitando agli altri componenti di confrontarsi e di prendersi le proprie responsabilità nelle situazioni.

Il senso del sintomo a volte è di “distrarre” l’intero sistema da realtà e situazioni che potrebbero essere ancora più pesanti da vedere, riconoscere ed affrontare.

Un esempio è quello del bambino che attiva un sintomo per costringere e consentire ai genitori di rimanere insieme e di decidere di chiarirsi e confrontarsi sulle loro dinamiche di coppia. Molte volte tuttavia i conflitti nascono dall’assenza di confronto, dalla mancata comunicazione.

Questo fa sì che i partner si allontanino tra di loro, rendendo così probabile e possibile la separazione.

La manifestazione del sintomo oltre a quella che sembra una banale richiesta d’attenzione è l’estremo inconsapevole tentativo del paziente di modificare in senso evolutivo il funzionamento del sistema.

Questo avviene in maniera totalmente inconsapevole.

Così come il bambino desidera che la coppia genitoriale ricominci a comunicare, confrontarsi, interagire e la scelta del sintomo cerca di soddisfare questo desiderio, il sistema vuole ripristinare attraverso questa fase di conflittualità, dolore e confrontazione l’ordine originario.

Attraverso l’utilizzazione del sintomo il bambino per amore sembra compiere un atto antisistemico.

Perché, attraverso il sintomo, il piccolo si colloca con il suo comportamento in una situazione superiore a livello del sistema genitoriale e del proprio livello di figlio. Questo comportamento antisistemico sembra non rispettare le regole.

Sembra essere contro il sistema ma invece è un movimento ispirato dall’anima che è a favore dell’”evoluzione” del sistema stesso. Tale evoluzione può essere a favore del raggiungimento di un nuovo livello evolutivo del sistema. Anche la separazione tra partner è un nuovo livello di differenziazione ed evoluzione del sistema. Il sintomo viene “attivato” dal movimento dello spirito, dal movimento evolutivo.

Naturalmente c’è un ordine in ogni sistema, ed uno degli ordini è “chi nasce e viene prima, viene prima”. Rispettando l’ordine originario, l’ordine dell’amore, si rispetta l’ordine della crescita ed ognuno trova il suo giusto posto. Avendo ben chiari e definiti i posti degli altri l’individuo riconosce ed accetta il suo posto e la sua collocazione. Quindi è in grado di riconoscere il suo progetto, le sue priorità, le sue competenze e la sua collocazione all’interno del sistema.

Anche a livello di nuclei e sistemi familiari esiste un ordine da riconoscere e rispettare. Come figli noi proveniamo dalla nostra famiglia di origine. Sperimentiamo quindi un senso di appartenenza a questo gruppo originario. Riconosciamo e rispettiamo le sue regole, norme, miti interni ed esterni. Per farne parte interiorizziamo ed adottiamo i comportamenti socialmente condivisi e li rispettiamo e riproduciamo.

Questo garantisce la nostra vita e la nostra evoluzione.

Naturalmente questo bisogno di “appartenere” ed “essere riconosciuti” da un gruppo, di qualunque tipo esso sia, determina delle limitazioni alla nostra libertà personale. Ogni cosa ha un prezzo e questo vale anche per il bisogno di appartenere.

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