Estratto dal libro “Ogni istante è Importante” #5

La storia di Salvo D’Acquisto

 

Un paziente era sempre attratto da una località di mare, nelle

vicinanze di Roma. Il posto era pulito, carino, la spiaggia bianca, ma non c’era nulla di straordinario in quel posto. L’unica incongruenza che il paziente trovava era il nome del luogo: Passoscuro. Un luogo dove era avvenuto un grave episodio durante la seconda guerra mondiale. Alcuni partigiani avevano fatto un’imboscata a dei militari tedeschi e successivamente era stata attivata una rappresaglia militare

nei confronti della popolazione civile. Questa strage di innocenti era stata evitata per l’eroismo di un uomo, il carabiniere Salvo D’Acquisto.

 

Il paziente riferiva che era attratto ma allo stesso tempo fortemente angosciato da questi luoghi nei quali improvvisamente scoppiava a piangere. Nelle sessioni sono stati utilizzati i pupazzetti Playmobil.

 

In maniera del tutto inaspettata è emersa letteralmente

dal nulla degli incredibili collegamenti che legavano il paziente a questa vicenda.

 

Connessioni alle quali non sarei riuscito mai ad arrivare con nessun altro tipo di procedimento e metodologia clinica.

 

L’uomo, con la sua sofferenza, si sentiva legato ad una storia relativa ad un atto di eroismo. Un atto di vero eroismo, non caratterizzato dall’uccisione di molti nemici ma dal sacrificio della propria vita al posto della vita di altri. Disponendo i pupazzetti il paziente ricordava i racconti della nonna riguardo la vicenda di un carabiniere che nella seconda guerra mondiale si sacrificò, accusando se stesso di un crimine commesso da partigiani contro militari tedeschi. Il giovane diede la sua vita per salvare la vita di tanti innocenti presi in un successivo rastrellamento, nella zona di Passoscuro.

Salvo D’Acquisto ha compiuto un gesto d’amore, di incredibile dedizione agli altri. Questo atto oltre ad essere un comportamento nobile scaturito da un gesto d’amore, è nato da un profondo desiderio del cuore: fare qualcosa per gli altri a prezzo anche della propria vita.

 

Il paziente era attratto da questa storia e volle rappresentarla con i Playmobil, in quanto si sentiva legato a tutto questo.

 

Era evidente che esistesse una connessione, un legame non risolto che veniva alla luce. Il sacrificio del giovane militare aveva sicuramente un effetto sul mio assistito, e non solo sulle persone che si erano salvate grazie al suo gesto.

 

Questo effetto si estendeva e si amplificava sulle generazioni successive. Sicuramente il paziente risentiva di tutto questo e lo portava alla luce. Potremmo immaginare che le generazioni

successive, nate dalle persone che si sono salvate per il gesto eroico, mantengano un legame con colui che è morto anni addietro per salvare i loro familiari. Riconoscere e rimettere le cose in equilibrio significa dare un posto nel cuore e nella memoria alla persona che ha sacrificato la vita affinchè le generazioni successive potessero nascere e vivere. Riconoscere il comportamento eroico è rilevante per il sistema familiare, perché se lui non avesse dato la propria vita al posto dei familiari “il loro destino sarebbe stato diverso e forse non sarebbero mai nati”. Allora figli e nipoti sono chiamati a dire: “Grazie al tuo sacrificio io ho avuto la vita”.

 

Rappresentare questo episodio drammatico potrebbe essere un modo per il paziente per onorare questa persona e rimettere le cose a posto anche nella sua vita e nella sua famiglia, perché la madre e la nonna del paziente durante la guerra sono entrambe vissute nella zona dove sono accaduti questi tragici eventi.

 

Il paziente non è mai riuscito a sapere se qualcuno dei suoi familiari fosse stato preso durante il rastrellamento. Ma a questo punto la situazione è chiara e si esplicita da se stessa.

 

Esistono collegamenti trans-personali e trans-generazionali. Ciò che abbiamo potuto vedere è quale “legame inspiegabile” lo unisse a questo paese ed alle vicende di questo giovane carabiniere.

 

Mesi dopo, il paziente è andato sul luogo del sacrificio, a Passoscuro.

 

Sulla statale Aurelia, in un giardino sempre pieno di fiori, c’è un piccolo monumento che ricorda il luogo dell’ esecuzione. Il giardino è molto curato: evidentemente altre persone non hanno dimenticato.

 

Il paziente riferisce che è stato a lungo in silenzio, raccolto in se stesso, si è commosso, ha ringraziato e si è sentito come illuminato e benedetto.

 

Alla fine tornando a casa si è sentito molto bene, leggero

e grato. Ha percepito la connessione con le persone scomparse della sua famiglia e con tante altre anime sconosciute e benevole.

 

Alla fine della giornata ha lasciato andare tutto questo in armonia ed amore ed ha ritrovato la pace e la serenità della propria esistenza.

 

Considerazioni sulla morte improvvisa e violenta

Le esistenze dei vivi e dei morti sono collegate, molto più strettamente di quanto possiamo immaginare.

Tuttavia fino ad ora abbiamo affrontato tematiche che riguardano i vivi. Non possiamo parlare per conto dei morti, in quanto sono poche le persone che sono in qualche modo tornate da quella dimensione, anche se tutte queste persone hanno riferito le stesse percezioni e sensazioni, pur appartenendo a culture, popolazioni, religioni e ruoli sociali diversi. Le percezioni delle persone che sono state dichiarate decedute e poi inspiegabilmente sono tornate alla vita, coincidono e sono identiche in ogni parte del pianeta.

Quando ci troviamo di fronte ad un paziente che ha avuto un familiare che ha subito una morte improvvisa, oppure violenta, possiamo osservare che al di là del grave esito di un evento post traumatico da stress, il paziente ha bisogno di altro.

Ha bisogno di stabilire una connessione con la persona deceduta.

Durante il lavoro nelle sessioni sentiamo che il paziente vuole ristabilire una relazione interrotta con le persone che sono scomparse. Allo stesso tempo, se affiniamo la nostra percezione ed il nostro sistema sensoriale percettivo, ci accorgiamo che anche la persona deceduta sembra essere in qualche modo “presente” e chiamata all’interno della relazione. Quando lasciamo emergere liberamente le informazioni dal “sentire” ci sembra che la persona deceduta sia ancora più presente e pressante, è come se volesse farsi vedere, farsi sentire, essere comunque presente nella vita del paziente anche attraverso la sua morte.

In alcuni casi si tratta quasi di sentimenti che rassomigliano ad una sorta di invasione. È evidente che si tratta di un vissuto relativo al sentire del paziente, ma sembra che le sensazioni riguardo alle morti improvvise coincidano per tutti i pazienti, che sembrano sentire la presenza del defunto e il dovere di portare a termine dei compiti al loro posto.

Non è chiaro come questo avvenga, ma più semplicemente immaginiamo che possiamo trovarci di fronte ad un legame inconscio ed energetico di una forma che in questo momento la scienza non è ancora in grado di spiegare. Un profondo ed intenso legame inconscio caratterizzato dalla forza del legame e sostenuto dalla drammaticità dell’evento.

Nella stessa misura in cui i vivi non accettano la morte e la separazione dai loro cari, i morti non accettano la separazione dalle persone vive.

In alcuni casi nelle rappresentazioni i morti non sanno e/o riconoscono di essere morti. Quindi mantengono un legame con i vivi come se lo fossero anche loro.

Certo è molto difficile, da un punto di vista psicologico e cognitivo, accettare questi tipi di affermazione. Tuttavia quello che io chiedo sempre alle persone che lavorano con le costellazioni è di verificare dentro se stessi quanto queste informazioni siano vere e risuonino.

Se queste informazioni risuonano nella realtà interna, è chiaro che risuonano anche nella realtà esterna.

È comunque possibile verificare ogni informazione e ogni sensazione con il raccoglimento attraverso il nostro sentire profondo e vedere se appartiene alla realtà.

Le morti improvvise accadono in caso di incidenti, di morti violente, di disastri naturali, guerre ed improvvisi bombardamenti.

Situazioni nelle quali le persone coinvolte non hanno fatto materialmente in tempo a rendersi conto del sopraggiungere della morte. Sono stati presi da questa grande forza e sono rimasti come storditi, attoniti, incapaci di accettare e capire. L’Anima è stata scossa, stordita. Tuttavia, per fortuna esiste sempre una possibilità di connessione con l’Anima Universale, sempre pronta ad essere in sintonia con ogni evento che l’esistenza propone.

La mente ed il corpo fisico, invece, non sono preparati. Il passaggio di coscienza è stato troppo immediato.

I vivi sono collegati ai morti ed alle loro esistenze interrotte.

A loro volta i morti non sono pronti e coscienti del passaggio della morte e si sentono ancora vivi e collegati all’esistenza.

Così i morti sembrano non voler lasciare la vita, non accettano e concludono il loro percorso ed il loro destino e rimangono in qualche modo sospesi tra i vivi ed i morti. Per fare questo rimangono sempre più legati ai vivi e da questi cercano di ottenere attenzione, forza ed aiuto. Aiutare il paziente che

ha perduto in modo improvviso una persona cara significa aiutarlo a dare loro un posto, significa aiutarlo a stabilire con loro un dialogo, affinchè la persona scomparsa possa lentamente e con fiducia ritrovare la sua strada e il suo destino all’interno della sua nuova dimensione. È opportuno valutare questa nuova ottica. Aiutare le persone decedute in modo improvviso ed inatteso, aiuta a dare a loro un posto, solleva il cliente e i familiari da un dolore condiviso in entrambe le dimensioni.

Riconoscendo quanto è accaduto improvvisamente si aiuta l’altra anima a seguire il suo destino, a vivere nella sua direzione. Allora quando lo si fa la persona scomparsa è finalmente libera di andare nella direzione da lei voluta in un altro campo, il campo dell’esistenza al di là della vita.

Nelle rappresentazioni è fondamentale aiutare le persone scomparse a comprendere e discernere come questo evento improvviso le ha allontanate dalla vita, fuori dalla loro volontà, dalle loro aspettative e dai loro desideri. A volte è tanto inatteso il trapasso che l’anima non è in grado di riconoscere quanto è accaduto. Sembra quasi che non si renda conto che quel corpo fisico, con quelle lesioni e con quei traumi non può più funzionare. Energeticamente le anime rimangono come attaccate per un periodo più o meno lungo, dopo questi traumi improvvisi al loro corpo fisico. Nelle costellazioni multidimensionali si mette in scena tutto questo affinché sia le persone presenti, ovvero i familiari e gli amici viventi, che le persone scomparse, possano entrare in relazione con questo drammatico evento. Riconoscere, accettare ed osservare la nuova realtà per come si manifesta.

Questo serve alle anime delle persone scomparse su piani energetici e dimensionali diversi. Serve soprattutto al paziente per consentire a se stesso di dare una collocazione a questo dolore.

I vivi, allora, saranno liberi di affrontare questo dolore senza sentire il peso nella loro esistenza dell’influenza e del ricordo dei morti. I morti allora potranno essere accompagnati

dolcemente verso questo nuovo destino. Essere lasciati andare alla nuova dimensione della loro esistenza.

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