Estratto dal libro “Ogni istante è Importante” #6

Storia di Andrea

 

Da un pò di tempo mi accorgo che questo “voler sentire le voci” è un modo per ricollegarmi a mia madre, che tutti dicevano che era pazza.

Per me pazza non era, anche se l’hanno ricoverata pin volte d’urgenza al SPDC dell’ospedale e le hanno dato i farmaci.

È stata tanto tempo in clinica, poi ha avuto un tumore.

Dopo poco tempo è morta. Al tempo ero molto piccolo.

Al funerale non ho provato il desiderio di piangere, in fondo lei andava da Gesù con i nonni, sentivo che sarebbe certamente stata meglio che in ospedale con tutti quei tubi, le medicine, gli interventi e gli altri malati.

In Paradiso avrebbe trovato la pace, avrebbe certamente sofferto di meno, avrebbe avuto un suo posto, una stanza e non sarebbe stata spostata da una corsia all’altra.

Mentre pensavo questo la zia mi disse: “Non ti viene da piangere per la morte di tua madre?” Mi sforzai per tutto il tempo, ma di lacrime neanche a parlarne.

Tornando a casa la zia in macchina disse a mio padre che guidava: “Il piccolo non ha versato neanche una lacrima, tutto sua madre…”. Mio padre rispose: “Eh già”. Non sapevo se era un complimento o altro. Il fatto è che non riuscivo ancora a capire perché non riuscivo a piangere.

Me lo sono chiesto fino ad oggi.

Sentire le voci è un modo di mantenere un “contatto magico” con la mamma, noi siamo simili, forse addirittura uguali. Questo sentire è intenso quando loro la continuano a considerare stravagante e pazza.

Invece sento che questo bisogno di connessione con mamma diminuisce quando le altre persone, mio padre, i fratelli e le sorelle della mamma, gli zii ed i miei fratelli la considerano per quello che era: una persona sana, normale, bella. Una persona che ha avuto dei momenti difficili, un po’ come tutti, forse un po’ più difficili di altri, ma una persona sana.

Lei per me era una persona sana e davvero speciale.

Lei è mia madre. Allora mi connetto con la gioia, la ricchezza e la felicità che mi ha donato dandomi la vita. Allora sto bene, non posso pensare che sia pazza, una persona così come me la descrivono gli altri. Altrimenti anche io avrei bisogno delle voci e degli psicofarmaci per vivere ed accettare questa negativa definizione di lei che danno gli altri che non la rispettano. Purtroppo ne ho dovuti prendere molti di farmaci, ma la chimica non è in grado di agire sui sentimenti profondi

e sui ricordi. Al massimo per un periodo li attutisce, li seda, anestetizza il dolore ma poi tutto torna esattamente come prima, insieme a una grande pesantezza nel corpo e nel cervello.

Quando sento le voci costruisco questa illusione, entro dentro questa trama non vera, apparentemente per gli altri. Invece assolutamente vera e reale per me. Allora decido di interagire con queste voci, stabilisco con loro un dialogo, mi sento come assorbito in questo mondo virtuale. Percepisco che esistono molte realtà parallele. Lentamente per uscire da tutto questo, dopo che ho capito quanto queste voci volevano “dirmi” e darmi, cerco di far ritornare le allucinazioni al loro posto e così comincio ad interagire con la realtà. Quando apro gli occhi e guardo la realtà in modo nuovo, creo un nuovo spazio sano, frutto dell’interazione con le dimensioni precedenti e con quello che vivo in questo momento. Allora lentamente incomincio a dare importanza alle cose reali che stanno davanti ai miei occhi.

Spesso facevo questo lavoro di dare spazio alle voci per sentirmi una persona viva, che aveva qualcosa di diverso. Era un modo di sentirmi speciale, diverso dagli altri. Finalmente avevo anche io qualche cosa di importante nella mia vita.

Qualcosa da dimostrare, qualcosa che mi rendeva vivo e per cui vivere. Era un modo di essere diverso da quello che sono. Era un modo di raggiungere un altro livello di consapevolezza, di “illuminazione” di diversità dagli altri. Era un modo di stare vicino a mamma. Si trattava soltanto di un “irretimento”, di portare qualcosa alla luce che non era stato visto e riconosciuto da altri, il mio amore per mia madre e l’amore e la dedizione di mia madre per me.

Oggi mi accorgo che portare questo peso immenso non è necessario.

Posso amare mia madre, posso portarla nel mio cuore senza soffrire per lei o come lei. Lei è dentro di me. Ha un posto nel mio cuore ed io non devo portare la sofferenza. Ho la mia vita che mi aspetta e voglio viverla pienamente. Le malattie, le medicine, i ricoveri li lascio ai dottori, e per tutte quelle persone che non sanno andare oltre, per tutti coloro che sentono di appartenere a questi modelli di cura, fatti di contenzione e psicofarmaci.

Per me scelgo la vita

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